Intelligenza Artificiale all’italiana

Giuliano Amato è un arzillo ottantacinquenne (a cui non perdonerò mai la rapina del 6 per mille nel ’92, anche se ero ancora giovane perché mi colpisse direttamente) che non ci pensa proprio ad andare in pensione.

Ex giudice della Corte Costituzionale, ex parlamentare, ex ministro, ex presidente del Consiglio, della Consulta e dell’AGCM.

Bene, da qualche giorno è stato eletto presidente della Commissione Algoritmi, appena voluta dal Governo e si occuperà di Intelligenza Artificiale. Tra gli obiettivi della Commissione, quello di studiare le possibili applicazioni dell’IA nel mercato editoriale.

Il suo omologo in UK è Ian Hogarth, nominato in luglio, 38 anni, laureato a Cambridge in Computer Science con tesi cum laude in Machine Learning, 50 investimenti in startup, a capo di un fondo di investimento da 250mln €. Hogarth è stato inserito nel 2023 nella lista TIME The 100 Most Influential People in AI.

Trova le differenze… #siamosenzasperanza🤬

#intelligenzaartificiale

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Saviano, giù le mani dall’Italia, per favore!

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Mi piacerebbe che certa gente provasse un po’ di vergogna per le dichiarazioni di cui ci fa partecipi, ma è vana la speranza.

“Il boss è morto, l’Italia continua a essere un paese a vocazione mafiosa.” (cit. #RobertoSaviano)

Che parlasse per lui…chi è costui per definire, di fatto, noi e il nostro paese mafiosi? Se lui ci si sente (mafioso), perché da anni ha deciso di investirci e camparci di mafia, che non si permettesse, almeno, di accomunarmi a lui, giusto per alleggerirsi la coscienza!

Evidentemente, non gli basta più speculare sulla Campania e Falcone…deve alzare il tiro e infangare l’Italia intera.

Due giorni fa, concludevo il post su Siani, con una frase: “Le mafie fanno schifo, ma peggiori dei mafiosi sono le persone “finte perbene”, “eticamente irreprensibili”, “socialmente impegnate” che con la mafia, a vario titolo, ci campano (pennivendoli, politici, manovalanza, ecc, ecc).” Lo ribadisco! #messinadenaro

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Giancarlo Siani – 23 settembre 1985 – 2023

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Il 23 settembre di 38 anni fa veniva ucciso Giancarlo Siani. Il murales a lui dedicato si sta rovinando, speriamo non accada con la sua memoria. Le sue frasi sembrano più che mai attuali.

A 26 anni e quasi 40 anni prima, ha descritto perfettamente persone e fatti dei giorni nostri, pur non avendone fatto la conoscenza diretta dei pennivendoli in giro per soldi (chissà a chi sto pensando, soprattutto) e alla maniera “criminale” di comunicare per alimentare odio e razzismo, creare “diversi”.

Uno così non può che fare paura alla criminalità, altro che i pagliacci de noantri.

“La criminalità, la corruzione non si combattono soltanto con i carabinieri. Le persone per scegliere devono sapere, devono conoscere i fatti. È allora quello che un giornalista ‘giornalista’ dovrebbe fare è questo: informareRiportata nel film “Fortapàsc”

“Tante volte avere il tesserino, che sia da pubblicista o da professionista, non fa di una persona un giornalista, nel senso che sovente ci si imbatte in pennivendoli sgrammaticati amanti del denaro e della notorietà facile. Essere Giornalista è qualcosa di altro. – scriveva Siani – E’ sentire l’ingiustizia del mondo sulla propria pelle, è schierarsi dalla parte della verità, è denuncia, è ricerca, è curiosità, è approfondimento, è sentirsi troppe volte ahimè spalle al muro, emarginato. Essere Giornalista significa farsi amica la paura e continuare sulla propria strada perché raccontando si diventa scomodi a qualcuno. Le parole, mi è sempre stato detto, feriscono più di mille lame, pungolano le coscienze, sono inviti alla riflessione e alla lotta, teoria che diviene prassi quotidiana di esercizio della libertà. – continuava – Ma le parole possono, anche, se usate in maniera ‘criminale’, passare dei messaggi sbagliati, costruire luoghi comuni difficili da abbattere, discriminare, incitare all’odio, creare dei ‘diversi’ da sbattere in prima pagina come il male assoluto, rendendo le nostre società sempre meno inclusive, transennate dal filo spinato dell’ignoranza e del razzismo”. GIANCARLO SIANI (1959-1985)

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L’editoria in numeri

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Più o meno ogni anno scrivono un articolo sull’editoria per dire quanto poco si venda, poco si legga, ma tanto si scriva, sempre di più.

Servono veramente questi articoli? Non mi pare di aver mai letto un articolo su quanti barattoli di pomodori restino invenduti o perché 60 milioni di italiani, per hobby, non pratichino curling.

Quello dei libri, invece, è un mondo che deve essere sempre tirato a lucido, messo alla prova, sempre sotto pressione: lettori forti, lettori deboli, best seller, classifiche. Quel sano “fare il cazzo che ci pare”, dov’è finito?

Fortunatamente, “Con la porta aperta” prima e “Assenze giustificate” ora, regalano belle soddisfazioni e, grazie a molti, sono pure usciti dalla parte bassa delle classifiche…perché le classifiche non contano, ma se ci sono, meglio non stare all’ultimo posto!

Assenze giustificate e Con la porta aperta su

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Air, la storia del grande salto

Il film, appena uscito, potrebbe sembrare una storiella banale, fatta di sogni che si cerca di far realizzare. Sonny, ultraquarantenne sbiadito e sovrappeso che lavora in un’azienda “eterna outsider” nel basket. Se fosse solo fiction, sarebbe una trama slavata. Invece, è tutto vero e così tutto diventa magico. Sonny Vaccaro è un visionario, competente e geniale, Phil Knight, non ha bisogno di presentazioni, non è un imprenditore, ma un guru, Rob Strasser sarà studiato nelle scuole di marketing nel mondo, Deloris Jordan è la madrina delle mamme. È la storia del contratto leggendario tra Nike e Michael Jordan. Dialoghi centrati, fotografia impeccabile, passaggi sottolineati con una recitazione all’altezza dei grandi.

Ben Affleck, è produttore, regista, attore, affiancato da Matt Damon e Viola Davis.

Sapevo già il finale, perché mi piacciono le biografie degli imprenditori, ma questo non mi ha impedito di apprezzare il film, anzi vale proprio il contrario. Ne capisco poco di cinema e questa non è una recensione, quanto una riflessione, ma Affleck sta facendo grandi film.

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Il mercato editoriale nel 2022

Nel 2022 l’editoria (esclusa quella scolastica) ha fatturato 1,671 miliardi di € e venduto 112,6 milioni di copie. Bicchiere mezzo pieno, perché perde vs. il 2021 il 2,3%, però su un mercato più ampio. Infatti, fa +13% vs. il 2019. Gli ebook hanno fatturato 79 milioni (-8%, +10%), gli audiolibri 25 milioni (+4%, +178%).

L’editoria italiana (compresi testi scolastici) è la quarta in Europa e in Italia, nell’industria culturale è prima, davanti a pay tv e videogiochi.

Sono state pubblicate 76.575 novità in cartaceo (-10% sul 2021 e +3,8% sul 2019) e 35.200 ebook (-28% circa sia sul 2021 che il 2019).

Sostanzialmente, il cartaceo tiene e l’ebook perde in un contesto già residuale, senza supporto dagli audiolibri.

Le librerie fisiche (quelle in catena fanno molto meglio delle indipendenti) crescono sul 2021, ma arretrano molto vs. il 2019. Inversamente, l’online, perde mezzo punto vs. il 2021, cresce molto sul ’19. In GDO, perde su entrambi gli anni, in linea con la crisi delle grandi superfici (iper). 53 libri su 100 sono acquistati in libreria, 42 online e meno di 5 in GDO (erano 64, oltre 29 e oltre 6 nel 2019).

Buona performance per il fumetto (+8,6%) e la narrativa straniera (+7%) e italiana (+4,9%), male bambini/ragazzi (-3,7%), molto male la saggistica (-10%).

Mercato molto frammentato, dove i 100 titoli più venduti valgono solo l’8% del mercato e il 7% delle copie. I titoli in catalogo fanno i 2/3 del mercato e solo 1/3 è fatto dalle novità.

Per la narrativa il Natale si conferma il momento di maggior consumo, seguito dall’estate.

I prezzi mediamente non sono aumentati, a danno dei margini, vista l’impennata di materie prime ed energia. 2023 incerto in cui peseranno l’inflazione, pirateria, nuova legge al vaglio, ma con una grande novità. Stay tuned!

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La battaglia di Sofia Sacchitelli

Mi presento, mi chiamo Sofia Sacchitelli, ho 23 anni, sono di Genova e sono una studentessa di medicina del quinto anno.

Il 10 novembre 2021 ho scoperto che l’atrio destro del mio cuore ospitava un’enorme massa di cellule tumorali maligne chiamata angiosarcoma cardiaco, tumore molto aggressivo e attualmente considerato a prognosi infausta. Patologia talmente rara e assurda, con quota di circa 2-3 casi per milione di abitanti, tanto da ritenermi quasi “fortunata” a esserne stata colpita.

Mi ci sono voluti diversi mesi per riuscire a pronunciare quell’orrenda parola senza la voce tremolante e senza essere percossa da un brivido lungo la schiena.

Parto dal presupposto che la mia filosofia di vita fin da piccola, ogni volta che mi capitava qualcosa che mi faceva sentire sfortunata, oppure che ritenessi ingiusta, è sempre stata “le tragedie nella vita sono altre”

In seguito alla diagnosi e dopo essere stata dichiarata l’inoperabilità del mio tumore, vista la sede e di conseguenza l’impossibilità di asportare l’organo, mi è risultato più difficile applicare la mia filosofia.

Dopo un iniziale momento di rabbia e sconforto ho cercato, tra un ciclo di chemioterapia e l’altro, di continuare a condurre una vita il più normale possibile, per il bene e la salute mentale mia e della mia famiglia.

Già la vita è breve e se la mia lo è ancora di più, meglio godersela e fare ciò che ti rende felice.

Sempre circondata dal supporto dei miei genitori, di mia sorella Ilaria, del mio ragazzo Nicolò e dei miei amici più cari, ho vissuto il mio percorso di cura nel modo più sereno possibile.

La malattia mi ha permesso di provare sensazioni mai conosciute prima, non solo negative; di scoprire la personalità e la profonda sensibilità di alcuni, a differenza di altri che invece si sono tirati indietro, non sapendo come affrontare la situazione, ma che comunque non condanno.

Oggi non sono qui a lamentarmi di quanto il cancro faccia soffrire o quanto sia stata sfortunata ad esserne colpita perché purtroppo ogni giorno migliaia di bambini, ragazzi e giovani adulti come me combattono duramente le loro battaglie.

Ho sempre amato la vita, adoravo riempirmi le giornate di impegni e circondarmi di persone positive. Non ho mai avuto rimpianti e grazie al sostegno e ai sacrifici dei miei genitori sono sempre riuscita a fare tutto ciò che mi rendesse felice e mi facesse stare bene.

Il destino purtroppo mi ha impedito di realizzare tutti i progetti che avevo in mente: diventare medico, sposarmi, avere dei bambini, passare dei momenti con le persone che amo, andare a vedere la Samp con mio papà e mia sorella, viaggiare, accudire i miei genitori da anziani e invecchiare.

Il pensiero più angoscioso e tormentoso per me rimane il fatto che due genitori rimarranno senza la loro creatura, una ragazza senza la sua adorata sorella minore e un ragazzo senza l’amore della sua vita; a questo non riuscirò mai a trovare una giustificazione che mi dia pace.

Il mio unico vero desiderio sarebbe quello di fare anche solo un piccolissimo passo avanti nella ricerca e sulle conoscenze di una malattia estremamente rara come l’angiosarcoma cardiaco.

Avendo colpito me personalmente mi riesce veramente difficile rimanere indifferente; soprattutto per tutte le persone e le famiglie che si sono sentite spaventate, abbandonate e sconfortate al momento della diagnosi, come è capitato a noi. Tutto questo ovviamente è alimentato dal fatto che sono una studentessa di medicina e dalla mia profonda fiducia nella ricerca. Magari non darà risultati grandiosi, ma vorrei comunque provarci.

Il mio sogno sarebbe che nessuno mai più ricevesse una sentenza di morte come è capitato a me e a tutte le persone che hanno lottato contro la stessa malattia.

Sono perfettamente consapevole del fatto che gli studi di ricerca si concentrino di più sui tumori con incidenza maggiore sulla popolazione, come è logico che sia.

Quello che ho deciso di realizzare è una raccolta fondi in cui verserò tutti i miei risparmi guadagnati da studentessa lavoratrice. Chiunque vorrà potrà contribuire, anche in minima parte, a raggiungere questo obiettivo.

La raccolta sarà finalizzata a studi di ricerca sugli angiosarcomi realizzati da parte dell’Italian Sarcoma Group per permettere una cura e una qualità di vita migliori nei pazienti affetti da questa patologia.

Concludo citando una frase di John Lennon:

“LA VITA È CIÒ CHE TI SUCCEDE MENTRE SEI OCCUPATO A FARE ALTRI PIANI”

Grazie a tutti per l’attenzione e per l’affettuoso sostegno che mi avete sempre dato.

Sofia Sacchitelli

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No alla censura

La censura non ha mai portato niente di buono, soprattutto quando si trincera dietro un falso politically correct, che è solo perbenismo di facciata.

La censura dei libri di Roald Dahl da parte di Puffin e degli eredi è solo un teatrino patetico, ridicolo, un calcolo mercificato della sua arte. Ignobile. Si sarebbero permessi di fare altrettanto, se fosse stato in vita? Andremo a toccare gli scritti di tutti gli scrittori?

Mo’ ci dobbiamo aspettare pure i roghi dei libri in piazza, giusto per fare bella figura (o ‘na bella figura demme’)?

O perché non andare a coprire “le vergone” di statue e quadri, come una boutade deficiente di qualche tempo fa?

Ma è così difficile promuovere la libertà?

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Elon Musk

Elon Musk, acquista Twitter, entra con un lavandino in mano e 5 minuti dopo licenzia 5 top manager (tra cui il CEO, scortato fuori dalla sicurezza). Nella foto è nella hall con i dipendenti. Scopriranno che il 25% sarà licenziato entro novembre (ha chiesto ai manager di stilare un elenco dei dipendenti da tagliare in tempi rapidi, in particolare vendite e ingegneri).

A chi gli ha chiesto per quanto tempo intendesse restare amministratore delegato della società, ha risposto

«Il mio titolo è Chief Twit. Non ho idea di chi sia il Ceo»

C’è chi gli dà del ciarlatano, dell’imbonitore, chi del genio, del visionario. Si può non concordare con il suo approccio al business, ma non si può prescindere dalla storia personale per analizzarne il comportamento.

Quando esce da Paypal (di cui è stato cofondatore), incassa circa 180 milioni di dollari. Decide di puntare tutto, non metà, non 179 milioni, ma proprio tutto sulle sue intuizioni (Space X, Tesla, Solar Roof, The Boring Company, NeuralinkOpenAIHyperloop). O vince o perde, senza mezze misure.

È per questo che gli investitori gli credono. Spendono per acquistare “aria mista a chiacchiere”, senza vedere un $ di utili, 0 di dividendi. E i consumatori acquistano auto che ancora non esistono.

Musk vale molto più del suo prodotto.

Dall’esterno sembra un modo di fare affari pericoloso, spietato, subdolo (vedi Bitcoin e la trattativa stessa di Twitter). Forse è uno che vive altrove nel futuro e per questo calpesta chi gli sta intorno nel presente: perché non se ne accorge, lì lui c’è stato vent’anni prima e non c’era nessuno.

Musk rappresenta un modo di essere capo completamente diverso e fuori dai dettami e dagli schemi attuali, ma ha indiscutibilmente la stoffa del leader.

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Pizza 4,00 €

Esimio sig. Briatore,

dall’alto della sua fama di uomo di mondo, Le chiedo un’informazione: mi può indicare le pizzerie che propongono la pizza a 4€ non in Burkina Faso?

Sa, è da anni che non pago una pizza 4€, a meno che non sia da asporto e una semplice margherita/bianca (e anche qui sarebbe da vedere, nel 2022).

Delle tre, una è corretta: o con il suo yatch del tempo ha risalito la foce del Volturno ed è attraccato nella Triflisco (Ce) del 2003 o non ha verificato quello che dice o il suo intento è realizzare una campagna trash.

Se come dice, e non ho motivo di dubitarne, è un genio del marketing (e gli altri no), un novello Philip Kotler e Seth Godin fusi insieme, perché non inventa delle campagne marketing altrettanto a costo zero, senza bisogno di sfruttare la visibilità mediatica di altri?

Perché il suo locale, che fieramente dice che pizzeria non è, ha bisogno di paragonarlo a un “entry level” della somministrazione come le pizzerie? È come se Ferrari facesse una pubblicità comparativa con Dacia (con tutto il rispetto).

Che non le piaccia la pizza napoletana o preferisca quella salernitana e romana, ci sta, figuriamoci, sono gusti. Anche a me “non mi piace la salsa con i semi e le pellecchie” (cit. Massimo Troisi), ma non vado in giro a sputtanare i produttori di sughi pronti.

È sicuro che per il suo menu abbia applicato un food cost corretto e nelle trattative con i fornitori abbia il peso negoziale adeguato? Qualche dubbio ce l’ho. Caso mai possiamo guardarci insieme!

Buone vacanze www.palmierimichele.it

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